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But I being poor, have only my dreams, I have spread my dreams under your feet, tread softly because you tread on my dreams.
( "He Wishes for the Cloths of Heaven" - W.B. Yeats)
Oggi finalmente inizio a sentire fresco, non è possibile stare in maniche corte a metà novembre, non è possibile. Sono al computer, da sola, e mi passano alla mente mille cose di cui sto vivendo al momento, come minimo il 95% di queste è collegato alla musica. Adele sorride da dietro il suo inchiostro mai stampato, Lara la segue con la chitarra blu senza nome, Elisa canta a Washington nella stessa ora in cui Obama sale sul palco a Chicago per il suo commovente discorso, L'aura scoppia in un sorrisetto isterico cantando Basta! in questo mondo che forse forse potrebbe cambiare, poi mi parte Mad world live in new york in loop da itunes. Non so cos'è, lo scorso anno mi sarebbe venuto da dire "un po' la fragilità dell'esistere" ora invece penso che quella fragilità sia la mia forza. Ne parlavo con Irene e lei mi diceva "Ma ti rendi conto? In un buco di posto come Duino siamo nate, vicine di casa, vicine di età proprio noi due" noi che se non c'è l'adrenalina in circolo ci deprimiamo e cerchiamo subito un'altra fonte d'emozione, noi che se non c'è l'arte si crepa di sonno, noi che idealizziamo, anche troppo e poi ci sentiamo fregate, noi che facciamo facciamo facciamo, per gente che nemmeno conosciamo eppure ci sembra bellissimo che ci dedichino anche solo un sorriso, una nota, una canzone, lei che prega di poter disegnare quella che per tutti sarebbe solo la stupidissima copertina di un cd, io che bu...spero.
Nene, ormai sarà un mese che mi hai chiesto di scrivere un post su di te, perchè tu non hai peli sulla lingua, le cose che vuoi le dici e basta ed è per quello che siamo amiche perchè non ci siamo mai chieste nulla e ci siamo sempre risposte tutto. Cosa sai di me? Quello che basta e niente di più. Lo stesso io. So che scali le grondaie sulla Senna, ami i tetti che luccicano, le viuzze vecchie di Milano, so che finito il Duomo sei scappata, so che quando racconti qualcosa non è mai proprio proprio com'è successa ma è sempre un po' meglio o un po' peggio, so che se ti metti un vestito sarà di moda un mese dopo, so che sei così e così ti ammiro.
Parlavamo in spiaggia, anni fa, di quando ti sei rotta di vedermi mal trattata da Manu perchè ero la più grande, e allora hai preso la pompa dell'acqua e hai annegato Fra. Me lo ricordo, vagamente...ma me lo ricordo. Mi ricordo di quando ci nascondevamo e la prendevamo in giro perchè lei mica capiva che per giocare a nascondino non bastava mettersi un ramo sugli occhi. Tu intanto studiavi la percezione. Eri un passo avanti, scrivevamo i film sulle agende delle banche, e tu disegnavi quello che gli altri bambini faticavano persino ad immaginare. Eri avanti. E lo sei ancora, quando arrivi e fai schiattare dal ridere mia mamma, quando entri in casa mia come fosse la tua perchè...è così, e non chiedi nulla, parli a raffica e ci travolgi, con le tua parole che non sono solo parole, sono immagini di un perchè artistico, del perchè di quel bisogno continuo di adrenalina.
Io sono l'esatto opposto, strano no? Perchè alla fin fine...siamo uguali. Due selvagge cresciute tra i libri, gli involtini primavera fatti in giardino con le foglie d'edera e l'appuntamento con Sailor Moon ogni sera alle 7. che poi i mostri spaventavano Fra e inseguivano me lungo il corridoio.
Te lo ricordi Titanic? E io che avevo paura si vedessero le alghe? Non ti sembra scemo ora? Di cosa si poteva aver paura in quel film? Di tutto...ma non delle alghe. Io avevo paura delle alghe e mentre la nave affondava mi buttavo sotto i cuscini del divano, tu stavi in adorazione e Francesca piangeva come al solito...romantica lei...noi...bu.
Non è che si possa scrivere molto di me e te. Ma questo si. Continua a vivere d'adrenalina e speranze...continua a camminare sui tetti di Parigi...che tanto io lo so: a New York c'arrivi... ;)

