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Angoli di cielo e scoppio a ridere in una fuga di materia grigia che mi lascia l'unico neurone sul bagnasciuga.
Come due barbone ce ne stiamo sedute per almeno un'ora chiuse fuori dal cancello del pontile di Sistiana, la gente che passeggiando romanticamente sul lungo mare passa di qui ci guarda con aria compassionevole come alla ricerca di un piattino in cui lasciarci qualche spicciolo.
"Non ho mai amato nessuno come te..."
"Wilma, dobbiamo troncare il nostro rapporto, lo sai?"
"Lo so, lo sai?!"
"Ah...lo sai?"
Bocca ed orefizi respiratori ad un perfetto livello-scarico-delle-automobili, un cretino passa in scooter e noi continuiamo imperterrite tra discorsi seri e risate inutili.
My, ma dove ci hanno trovate?
Mancano ormai poche settimane alla matura e stiamo letteralmente sclerando, sbarellando, degenerando....e chi più ne ha più ne metta, non ci sono più scusanti, questi ultimi angoli di cielo d'aprile ci fissano, impotenti e sconvolti, passeggiamo in equilibrio sul molo, lanciamo qualche sasso in acqua.
"Guarda, il riflesso della luna in mare!"
"Ma no, xe sardoni!"
Anche il romanticismo ormai è andato a farsi friggere (ndr assieme ai sardoni)

Forza neurone mio...resisti!
...the things you own
they end up owning you...
Oggi sono fortemente egocentrica...mi è rimasta addosso la voglia di scappare di sempre, ma oggi è ancora più forte.
Ieri sera avrei voluto fuggire per sempre, essere qualcun altro o forse non essere proprio nessuno, avrei voluto staccare ogni legame, ogni cosa che mi tenesse legata a questo posto, a questa vita, a questo universo...avrei voluto ma non l'ho fatto, non ho OSATO e a volte bisognerebbe OSARE. Aspetto che passi il tempo che ancora deve fare il suo corso e poi sarà finalmente tempo di fuggire e smetterla di soffocare in questa vita che mi sta troppo stretta.

"Le persone che sono venute su questo mondo per prendere danno e quelle che sono venute per dare prendono, è per questo che siamo sempre infelici, facciamo come i cani che quando vogliono che il loro padrone li porti in giardino, in giardino ci vanno loro, da soli!"
(RICORDATI DI ME)
Sto scapottando, ok, l'ammetto...do do do...e non ricevo NIENTE! Forse dovevo aspettarmelo dall'inizio, forse l'avevo già intuito da tempo, ma ora me ne rendo conto sempre più, non si può andare avanti così, non posso fingere sempre che vada tutto bene quando ho sacrificato i miei giorni per una persona che non trova nulla di buono in tutto ciò che ho fatto. "Ma che motivo avrebbe per non risponderti?" "Come fai a sapere che non le frega niente di tutto?"...ragazzi...e che ne so? BU! Parla, ringrazia, è dolce e gentile, si...e poi? E poi il nulla, l'indifferenza, il silenzio.
Non sono scema, ho una vita, la mia vita non è lei, la mia vita non è chi non mi vuole, la mia vita è chi mi vuole.
Sono sempre qui, in qualunque momento, aspetto, aspetto, ma quanto ancora dovrò aspettare? Non importa, tutto il lavoro fatto rimane, tutto l'amore dato rimane, peccato però che il poco ricevuto sfugga dalle mie mani sempre, ogni volta, nell'arco di pochi secondi.
"Vado spesso alla stazione, diario.
Non m'interessa la gente che arriva, mi piace la gente che va.
Ci sono adii lunghissimi e altri corti come uno starnuto, ci sono treni che fanno poco rumore e altri fischiano che è una canzone.
Ci sono innamorati che si raccomandano e si dicono una parola per ogni chilometro che li dividerà, altri si abbracciano tanto che sembrano lottare.
Ho imparato che i bagagli hanno un peso che influenza il passo.
Mi piace il treno quando prende velocità, immagino quello spostamento d'aria che sigilla le orecchie, immagino quelli che hanno valigie grandi come armadi, mi piace pensare che aprano il finestrino e buttino tutto al vento."
("Io sono di legno" GIULIA CARCASI)
Credo che le parole valgano troppo per essere spese a caso o, tanto peggio, per persone che non le meritano.
Guardo avanti sorridendo a queste scemenze, ma non c'è verso di far andare tutto come voglio: che è esattamente come dovrebbe andare.
Riposati e pensa più a te, rivolgi i pensieri altrove, respira la primavera e credi in ciò che il cuore vorrebbe dirti ma non osa.
Scrivendo in orizzontale, sotto le corde di una chitarra, tra i rumori di un treno ed il telefono che suona a vuoto, qui, proprio qui, dove il pensiero rifugge al passato di un temporale, qui mi rinchiudo esule di spirito e mastico aria aspettando.
Che fine ha fatto la felicità? Il terrore del tempo perduto? Di quello mancato? Che fine ho fatto io che mi perdo e che piangendo aria t'imploro?
Un preghiera mi sale da dentro, soffro ma rido, è la pace dello spirito, è l'inquietudine che provo in me ma non tollero negli altri, è la luce fioca di un lampione, la corda della chitarra che stride, troppo tesa, troppo inutile, come la vita di chi non sa apprezzare!